Viaggio nel cuore della democrazia

INTERVENTI | L'appassionato racconto di un viaggio nella storia americana dal sogno di Kennedy a Barack Obama

 | 31/08/2010
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È il quattro agosto duemiladieci…ma questo mio viaggio inizia molto prima.

Mi trovo su un treno partito da Pennsylvania Station nel cuore di New York City e diretto a Washington D.C..

Prima della partenza ho fatto tappa alla St.Patrick Cathedral sulla 5th Avenue e nulla di tutto questo è casuale.

Sono immerso in un percorso che ripete esattamente quanto vissuto da un intero popolo quarantadue anni prima, l’8 Giugno 1968.

Robert F. Kennedy ci aveva lasciati due giorni prima e quel giorno proprio lungo la ferrovia da New York a Washington ha “avuto luogo la più spettacolare dimostrazione di cordoglio pubblico per un cittadino americano che non era mai stato eletto presidente, quando un convoglio funebre di ventuno vagoni ferroviari, con la locomotiva pavesata a lutto, trasportò la salma di Kennedy da New York, dove si tenne il funerale, fino a Washington, dove fu sepolto”.

Quel giorno, che seguiva ad altri tristi, si celebrava l’interruzione di un sogno alimentato da anni caratterizzati dalla presenza di indimenticabili figure che con “immaginazione, coraggio e perseveranza” proponevano al mondo il pieno realizzarsi dei valori fondativi di una moderna società veramente democratica.

Sette anni prima John F. Kennedy, da Presidente degli Stati Uniti d’America in carica, difese il giovane James Meredith, nero, a cui veniva impedito - dalla Guardia Nazionale dell’Alabama con le armi spianate su ordine del Governatore George Wallace - il diritto di frequentare l’Università di quello Stato espresso da una sentenza della Corte Suprema, impegnandosi fino ad inviare se necessario le truppe federali per realizzare una politica di inclusione che affermasse il principio dell’eguaglianza sancito negli Stati Uniti sin dai Federalist Papers che precedettero l’entrata in vigore nel 1789 della Costituzione americana.

L’invito rivolto da John F. Kennedy ai giovani americani in quell’occasione è tra le più toccanti e simboliche rappresentazioni della visione di società che lui rappresentava e difendeva: “Se a scuola vi insegnano che siete tutti americani, ebbene, bisogna che sia vero, che si realizzi nella vita quotidiana e che appaia nel lavoro, nelle scuole e nel reddito”.

Il mio viaggio è un’immersione totale in quella società americana, quella che si ispira fedelmente alla visione dei Padri Fondatori fondata sulla realizzazione di una democrazia veramente compiuta innanzitutto attraverso l’affermazione e la difesa dei principi di uguaglianza, di divisione dei poteri, di libertà di espressione e la cui grandezza ha fatto degli Stati Uniti d’America un modello ideale di riferimento per le moderne democrazie.

E’ una visione tenuta preziosamente custodita nei lunghi anni che andarono da quel triste 1968 fino al 2008, quando attraverso un coinvolgimento popolare senza precedenti ed al termine di una campagna elettorale perfetta Barack Obama è riuscito a recuperarla ed a riaffermarla, ponendo fine a quel processo di progressivo snaturarsi della politica e della società americana che aveva raggiunto l’apice con l’amministrazione di George W. Bush.

Da New York a Washington fino a Boston incontro persone e sento racconti in cui riconosco, seppur tra le tante difficoltà di questi giorni, questo spirito ritrovato: lo sento nelle parole del taxista haitiano che in Massachussets è riuscito a ricostruirsi una vita, riuscendo in breve tempo a comprarsi la licenza del proprio taxi e sposandosi con un’insegnante, bianca, la cui aristocratica famiglia lo ha accolto senza riserve e pregiudizi; lo trovo nel racconto della studentessa di Taiwan da poco arrivata e già brillantemente laureatasi in Arts Management presso un’importante Università americana, che ha trovato prontamente la possibilità di iniziare qualificate collaborazioni con musei privati e pubbliche istituzioni; lo vedo nella sicura e disinvolta convivenza tra persone di provenienza e di razza diverse che si respira attraversando le strade di Boston.

E’ la netta sensazione che ci si trovi esattamente in quell’America così bene disegnata dalla Prof.ssa Spini nel corso del suo prezioso recente intervento a Bertinoro, nell’ambito delle giornate che “Democratica-Scuola di Politica” ha organizzato sul tema “Democrazia, Religioni, Identità”.

Un’America civile ispirata al principio del pluralismo ad ogni livello fino all’ambito religioso, di cui ho trovato espressa conferma nel vedere sulla bacheca d’ingresso della “Harvard Kennedy School - John F. Kennedy School of Government” un documento in cui veniva fornita agli studenti indicazione delle sedi di culto di ogni confessione religiosa, elencate in rigoroso ordine alfabetico.  

Un’America che con gioia ritrovo anche al mio ritorno in Italia nelle parole con cui nel frattempo il Presidente Barack Obama ha espresso lo scorso venerdì 13 Agosto la sua posizione in merito alla costruzione di una nuova Moschea e di un Centro di Culto islamico in South Manhattan in New York: "In quanto cittadino, in quanto Presidente, credo che i musulmani abbiano lo stesso diritto di chiunque altro in questo Paese di praticare la loro religione. Questo include il diritto di costruire un luogo di culto ed un centro di una comunità in una proprietà privata di South Manhattan. (…)

Siamo negli Stati Uniti e il nostro impegno a favore della libertà di culto deve essere inalterabile. Il principio secondo il quale i popoli di tutte le fedi siano i benvenuti in questo Paese e quello secondo il quale non saranno trattati in modo diverso dal loro Governo è essenziale per essere quello che siamo".

Obama cita il primo emendamento della Costituzione americana che garantisce la libertà di culto.

E’ l’essenza della vera natura di questo Paese, che ha saputo ritrovare sé stesso resistendo a lunghi difficili anni.

In questo viaggio ho ritrovato l’America che conosco ed in cui mi riconosco.

Un’America capace ancora oggi di eleggere un leader etico e non soltanto un amministratore, un Presidente fedele alla sua Storia ed alla sua Costituzione che - andando anche contro le indicazioni di opportunità elettorale dettategli dai suoi advisors - troverebbe senz’altro posto tra le coraggiose figure descritte nel 1955 da John F.Kennedy nel suo “Profiles in Courage”. 

Quest’America che oggi più che mai può e deve costituire un modello di riferimento e di speranza anche per questa nostra Italia, ferita ed in difficoltà.  

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