Un accordo duro, ma inevitabile

FOCUS FIAT | Le condizioni imposte dall'azienda sono pesantissime ma salvare uno stabilimento chiave per il Sud è una priorità.

 | 23/06/2010
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“Un accordo molto duro, ma inevitabile”. Così Walter Veltroni ha definito l’accordo di Pomigliano che riporta parte della produzione Fiat in Italia e garantisce la sopravvivenza e lo sviluppo dello stabilimento campano. Una definizione che mi trova d’accordo.

Le condizioni imposte dalla Fiat sono pesantissime, e prevedono carichi di lavoro enormi, l’introduzione di un sistema di turnazione molto gravoso, una clausola di responsabilità che libera l'azienda da obblighi contrattuali in caso di mancato rispetto degli impegni assunti, deroghe consistenti al contratto nazionale di lavoro e persino alla Costituzione, a cominciare dalle sanzioni previste per lavoratori e sindacati che dovessero scioperare contro l’intesa e da un nuovo regime di malattia. Nonostante questo tuttavia, si salva un sito produttivo strategico per Napoli e l’intero Mezzogiorno.

Ciò detto, è davvero allucinante leggere giudizi liquidatori, gli insulti e vere e proprie aggressioni rivolte al comportamento della FIOM, che rigettando l’accordo ha attirato su di sé un tornado di polemiche. Ho una lunga esperienza di sindacalista, e so bene quanto sia difficile capire le dinamiche negoziali dall’esterno, e quanta sofferenza comporti decidere di firmare accordi che peggiorano pesantemente le condizioni di lavoro, sotto il ricatto della salvaguardia dell’occupazione. E’ perciò doveroso chiedere rispetto, anche nella giusta pratica della critica, ai molti commentatori comodamente seduti dietro le loro scrivanie.

Più nel merito della vicenda, in situazioni delicate come questa, dalle quali dipende il destino di migliaia di lavoratori, a mio parere non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo centrale della trattativa, che è sempre e comunque la salvaguardia dei posti di lavoro. In un periodo di enormi difficoltà come quello che sta attraversando il nostro Paese, la possibilità di salvare la produzione in uno stabilimento chiave per il Sud Italia non può che essere la priorità. E, di conseguenza, l’intero negoziato deve essere finalizzato a questo, assumendosi la responsabilità delle soluzioni ottenute e tenendo bene a mente i rapporti di forza creatisi. Questo rende il sindacato più forte.

In sostanza – pur non avendo partecipato alla trattativa, in particolare alla sua fase conclusiva – mi resta il dubbio che una pronta adesione all’impalcatura dell’accordo (superando anche legittime contrarietà di merito) avrebbe molto probabilmente costretto la Fiat a ritirare l’ingiustificato attacco a diritti soggettivi indisponibili alla contrattazione. E questo avrebbe ricompattato il fronte sindacale.

Detto questo, non mi è piaciuto affatto l’atteggiamento ricattatorio assunto dai vertici Fiat, soprattutto quando inopinatamente si introducono nel negoziato elementi che nulla hanno a vedere con l’assetto organizzativo della produzione, come la cancellazione di diritti. Così come non mi piacciono gli sforzi costanti di una certa imprenditoria metallurgica – portati avanti da anni - per delegittimare la FIOM cercando sistematicamente di isolarla e di colpirne la credibilità.

E ancora, trovo insopportabile che il Governo persegua una sistematica operazione di divisione dei sindacati, come sta facendo praticamente dall’inizio della legislatura. O che cerchi di propagandare questo accordo come un modello da cui partire per attaccare i diritti dei lavoratori fino ad ipotizzare la cancellazione dello Statuto dei lavoratori. E’ bene che Confindustria capisca subito anch’essa che non esiste alcun modello Pomigliano da esportare in altri settori, in altre fabbriche. Quell’accordo è un caso a sé, e tale deve rimanere. Anzi, semmai, da questo momento bisogna fare l’impossibile – e questa mi pare anche la strada indicata da Guglielmo Epifani - perché si creino in tempi brevi le condizioni per cancellare quei due obbrobri su sciopero e malattia. Fiat deve capire che non si possono mettere in discussione diritti costituzionali e, che quindi, è interesse anche suo che si riveda l’accordo ripristinando condizioni di legittimità giuridico-costituzionali. Insisto, conviene anche a Fiat. Ora la parola spetta ai lavoratori, anche se non è difficile immaginare cosa voteranno al referendum del 22 giugno: quando in gioco c’è la propria vita, e ci si trova davanti a una scelta tra “lavoro sì” e “lavoro no”, la scelta non può che essere una sola, per quanto dolorosa.

A questo proposito, anche il tema referendum ci consegna una riflessione generale sul tema della rappresentanza e della democrazia sindacale. Personalmente sono sempre stato molto attento all’utilizzo dello strumento referendario, poiché penso che su alcune materie non debba essere utilizzato. Faccio un esempio diverso dalla vicenda di Pomigliano. E’ legittimo che dei lavoratori interessati a un accordo si esprimano sull’eventualità che, per non partecipare direttamente al costo di una ristrutturazione che li riguarderebbe, i nuovi assunti ricevano un salario inferiore a parità di professionalità? Non credo.

Per questa ragione continuo a preferire e di molto la strada dell’accordo fra i sindacati. La decisione delle materie sulle quali svolgere un referendum necessita di una scelta politica consapevole da parte delle grandi Confederazioni. E anche la vicenda Pomigliano ci dice che di questo c’è urgente bisogno

 

generic image 6 Commenti

generic image patpat
13/01/2011
Credo non vi siano speranze, caro Passoni, per chi vuole sdoganare certe posizioni come di sinistra o progressiste. Spero che le capacità critiche degli iscritti al PD emergano e facciano comprendere al gruppo dirigente (?) quanto lontano sia dalla gente e quindi scarsamente rappresentativo. Perchè, come qualcuno ha scritto, non ci si vuol chiedere da che parte stare? perchè si continua a chiamare in un modo (trattativa) ciò che non lo è? Perchè non si dice che gli interessi politici fatti col bilancino sono più importanti delle lotte di fabbrica? Ma questo partito avrà mai il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome? Anche questa è solo un'occasione di ulteriore disagio nel mettersi in pubblico e sventolare la bandierina del PD. Peccato ancora una volta
generic image mario
27/06/2010
fa specie che , come per troppo tempo si è fatto con il berlusconismo, troppa parte del gruppo dirigente del Pd non veda quanto sia grave e dirompente per la convivenza costituzionale e sociale la "proposta" Fiat. Se passa così comè tale aut aut ( non si può chiamare accordo ciò che non può essere discusso e concordato!), ogni imprenditore sarà libero di margini di libertà individuale e sindacale nelle proprie aziende. Da lì ad imporre definitivamente un regime antidemocratico nel Paese, poco ci vuole! Non fà pensare a ciò , forse la corrispondenza con l'azione ed i desiderata del governo? Non fà pensare la trasformazione ,ormai completa, della Cisl e della Uil in sindacati gialli e lo sdoganamento della Ugl come organizzazione rappresentativa? ( di chi?) Il pd dovrebbe chiedere alla Fiat ben diverso atteggiamento ed attenzione alla storia del nostro Paese. Il Pd dovrebbe avere il coraggio di discernere e prendere posizioni coraggiose a favore di chi lavora . Sia esso operaio o impiegato, a tempo indeterminato o precario, artigiano o commerciante.
generic image claudio
27/06/2010
credo anch'io che la priorità sia conservare i posti di lavoro, perchè la FIOM non ha chiesto che ci potesse essere una scadenza temporale di questi accordi? perchè non si dice mai alle altre sigle sindacali che si stanno assumendo delle responsabilità storiche ( ovviamente negatrive) nei confronti dei lavoratori di questo paese?
generic image Paolo Costa
27/06/2010
Caro Achille, ho avuto il piacere di averti come commissario del partito per la mia regione e ho avuto l'occasine di appurare la tua serietà, però stavolta non posso essere d'accordo con te e per i motivi che tu stesso hai citato: "Le condizioni imposte dalla Fiat sono pesantissime, e prevedono carichi di lavoro enormi, l’introduzione di un sistema di turnazione molto gravoso, una clausola di responsabilità che libera l'azienda da obblighi contrattuali in caso di mancato rispetto degli impegni assunti, deroghe consistenti al contratto nazionale di lavoro e persino alla Costituzione, a cominciare dalle sanzioni previste per lavoratori e sindacati che dovessero scioperare contro l’intesa e da un nuovo regime di malattia." A me questo basta per rendere l'accordo inaccettabile. E oltre al fatto contingente, già di per sè gravemente lesivo dei diritti dei lavoratori, bisogna rendersi conto che questo episodio costituirà un precedente gravissimo per tutte le future contrattazioni imprese-lavoratori, acconsentendo tacitamente ad imposizioni insostenibili nei confronti dei secondi pur di investire. C'è un limite. Il PD ha detto: il lavoro al primo posto. Siamo sicuri che voi qui vi stiate schierando a favore dei lavoratori? Spero in una risposta, Paolo
generic image robdatom
27/06/2010
Un primo accordo, una pietra angolare, dura ed evitabile..sui media è passato il concetto che l'accordo con i sindacati va raggiunto anche se non si tratta di tutti i sindacati coinvolti, ma solo di alcuni di essi.. da troppo tempo per il partito non è possibile sostenere neppure gli scioperi indetti da una confederazione, magari quella maggiormente rappresentativa, per timore di ledere gli iscritti al partito che aderiscono ad altre sigle.. in questo modo si è finito, di fatto, per sposare la linea politica proprio delle sigle non maggioritarie, al cui consenso si è consegnata passivamente la possibilità per il governo di sostenere appunto di aver raggiunto l'accordo per attaccare e incidere sul mondo del lavoro in generale. stesso discorso con i referendum, giacchè vengono svolti solo quando si sa che verranno vinti.. questa linea politica, di realpolitik o stato di necessità che la si voglia definire, credo che alla lunga faccia perdere i voti di milioni di lavoratori che si allontanano da un partito da cui non possono sentirsi rappresentati (si pensi alla definizione di fannulloni, la cui paternità mi pare appartenga a ichino, il cui utilizzo allegro d aparte di brunetta mai contestato con la necessaria determinazioen ed indignazione su questo punto, sta consentendo al governo di tassare solo i pubblici dipendenti, nel silenzio della sinistra che pare inconsapevole, non difendendoli, di poter perdere anche i voti dei fannulloni), ma forse si pensa di prendere i voti dei lavoratori della polonia o del sud est asiatico, visto che è in nome loro appare sui media che stiamo per dimenticarci dei nostri..
generic image J
27/06/2010
E IL DIRITTO DI SCIOPERO?!
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