Berlusconi e Tremonti vogliono liberare le imprese da quei “lacci e lacciuoli” che frenano la ripresa delle attività produttive? In linea di principio (salvo verifiche sul campo) ottima idea ma che c’entra l’art. 41 della Costituzione messo sotto accusa ancora ieri nella assemblea di Confartigianato?
Si tratta di una norma che fu approvata avendo ben presente due esigenze: la libertà di impresa e i necessari controlli pubblici volti a tutelare “fini sociali”, “sicurezza, libertà e dignità “ delle persone. Si esclusero sia le suggestioni collettiviste accarezzate dai comunisti sia i possibili eccessi liberisti. Un compromesso alto che diede vita a una disposizione volutamente elastica lasciando agli indirizzi politici delle maggioranze di governo di spingere di più o verso la piena libertà di impresa o verso i controlli pubblici. Una norma voluta e votata sia dal liberale Einaudi che dal comunista Togliatti (tra l’altro fu respinto da Ruini un emendamento Einaudi ancora più restrittivo). Una norma forse con un linguaggio un po’ vetusto (non si parla espressamente né di mercato né di concorrenza) ma che non ha impedito l’ingresso della normativa comunitaria a tutela della concorrenza fino alle norme antitrust dell’inizio degli anni novanta.
Questa maggioranza ritiene che si debba liberalizzare o comunque sospendere per qualche anno alcuni di questi vincoli? Lo faccia! Non troverà nell’art. 41 della Costituzione nessun ostacolo. Se i giuristi del Governo avranno la pazienza di esaminare la giurisprudenza della Corte costituzionale scopriranno che mai l’art. 41 ha consentito di affossare norme liberalizzatrici mentre, all’opposto, ha consentito più volte di espungere dall’ordinamento norme limitative della libertà di impresa.
Dove invece si troverebbero degli ostacoli ? Trattandosi non solo di vincoli contenuti in leggi statali ma soprattutto di vincoli contenuti in leggi e normative regionali e comunali gli ostacoli verrebbero invece dalle norme “federaliste” contenute nel Titolo V della Costituzione. La tanto vituperata Corte costituzionale - lo ripeto – non ha mai dichiarato incostituzionali leggi statali liberalizzatrici per violazione dell’art. 41 mentre spesso ha dovuto invocare il rispetto del Titolo V da parte di leggi statali invasive di autonomie (non poche volte) ipergarantite.
Avanzo un duplice sospetto. Il primo: che si voglia attirare in un tranello il partito democratico accusandolo di conservatorismo. Il secondo (ma sarebbe una tattica più raffinata) che si metta sotto accusa l’innocente art. 41 per non puntare il dito sul più imbarazzante Titolo V della Costituzione. Ci sarebbero, in questo caso, problemi con la Lega? Può darsi; eppure nella precedente legislatura questa stessa maggioranza aveva previsto nel progetto Calderoli una “clausola di supremazia “ della legge statale su quelle regionali. Riprenda quel progetto, approvi le leggi liberalizzatrici e lasci in pace l’art. 41.