Imprese. Che c'entra l'art. 41 della Costituzione?

INTERVENTI | Quella norma, votata da Einaudi e Togliatti, non mette "lacci e lacciuoli". Se proprio si vuol cambiare guardiamo agli esempi europei

 | 23/06/2010
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Berlusconi e Tremonti vogliono liberare le imprese da quei “lacci e lacciuoli” che frenano la ripresa delle attività produttive? In linea di principio (salvo verifiche sul campo) ottima idea ma che c’entra l’art. 41 della Costituzione messo sotto accusa ancora ieri nella assemblea di Confartigianato?

Si tratta di una norma che fu approvata avendo ben presente due esigenze: la libertà di impresa e i necessari controlli pubblici volti a tutelare “fini sociali”, “sicurezza, libertà e dignità “ delle persone. Si esclusero sia le suggestioni collettiviste accarezzate dai comunisti sia i possibili eccessi liberisti. Un compromesso alto che diede vita a una disposizione volutamente elastica lasciando agli indirizzi politici delle maggioranze di governo di spingere di più o verso la piena libertà di impresa o verso i controlli pubblici. Una norma voluta e votata sia dal liberale Einaudi che dal comunista Togliatti (tra l’altro fu respinto da Ruini un emendamento Einaudi ancora più restrittivo). Una norma forse con un linguaggio un po’ vetusto (non si parla espressamente né di mercato né di concorrenza) ma che non ha impedito l’ingresso della normativa comunitaria a tutela della concorrenza fino alle norme antitrust dell’inizio degli anni novanta.

Questa maggioranza ritiene che si debba liberalizzare o comunque sospendere per qualche anno alcuni di questi vincoli? Lo faccia! Non troverà nell’art. 41 della Costituzione nessun ostacolo. Se i giuristi del Governo avranno la pazienza di esaminare la giurisprudenza della Corte costituzionale scopriranno che mai l’art. 41 ha consentito di affossare norme liberalizzatrici mentre, all’opposto, ha consentito più volte di espungere dall’ordinamento norme limitative della libertà di impresa.

Dove invece si troverebbero degli ostacoli ? Trattandosi non solo di vincoli contenuti in leggi statali ma soprattutto di vincoli contenuti in leggi e normative regionali e comunali gli ostacoli verrebbero invece dalle norme “federaliste” contenute nel Titolo V della Costituzione. La tanto vituperata Corte costituzionale - lo ripeto – non ha mai dichiarato incostituzionali leggi statali liberalizzatrici per violazione dell’art. 41 mentre spesso ha dovuto invocare il rispetto del Titolo V da parte di leggi statali invasive di autonomie (non poche volte) ipergarantite.

Avanzo un duplice sospetto. Il primo: che si voglia attirare in un tranello il partito democratico accusandolo di conservatorismo. Il secondo (ma sarebbe una tattica più raffinata) che si metta sotto accusa l’innocente art. 41 per non puntare il dito sul più imbarazzante Titolo V della Costituzione. Ci sarebbero, in questo caso, problemi con la Lega? Può darsi; eppure nella precedente legislatura questa stessa maggioranza aveva previsto nel progetto Calderoli una “clausola di supremazia “ della legge statale su quelle regionali. Riprenda quel progetto, approvi le leggi liberalizzatrici e lasci in pace l’art. 41.

generic image 2 Commenti

generic image Giovanni Ghiani
18/06/2010
Sono pienamente d'accordo con l'analisi. Penso che la soluzione prospettata da Tremonti di dire che: “tutto è libero fuorchè quello che è vietato dalla legge” sia una pericolosamente banale. Siccome parte dal presupposto che le leggi son troppe (verissimo) e tutte liberticide (mica vero) viene da pensare che l’obiettivo sia quello di lasciare che ogni impresa persegua il profitto come meglio crede. Ma come, da mesi e in ogni dove, il ministro va predicando che la politica deve tornare ad assumere il suo ruolo di indirizzo strategico anche in economia perché è illusorio demandare per intero alle logiche del libero mercato le sorti del mondo e poi con una torsione di 180 gradi ritorna alla formulazione più vetero liberale che si conosca (quella che in Italia aprì le porte al ventennio fascista)? Quei presunti lacci e lacciuoli che si vorrebbero spazzar via, sono i giusti limiti che i padri costituenti hanno voluto porre a una libertà d’impresa che troppo spesso, in nome del solo profitto, ha fatto strame delle necessarie precauzioni in termini di sicurezza sul lavoro dei lavoratori, inquinato massicciamente l’ambiente, nonchè violato le tutele previdenziali e salariali. Al contrario, possiamo dire che gli estensori della Carta, proprio attraverso quei limiti, hanno teorizzato, con straordinaria preveggenza, quella che oggi si va propagandando, giustamente, come Responsabilità sociale d’impresa. E’ accertato dai fatti il grave danno che procura una libertà d’impresa svincolata da un’assunzione di responsabilità verso ogni singolo lavoratore, la comunità e l’ambiente in cui viviamo. Detto questo mi chiedo se la prossima mossa di Tremonti non sia quella di sforbiciare anche l’articolo 42. E’ del tutto evidente che le medesime condizioni di responsabilità sociale i costituenti le hanno poste anche alla proprietà privata. Infatti il diritto alla proprietà privata è tutelato a condizione che non venga disattesa la sua funzione sociale, perché il diritto alla proprietà non deve essere esercitato contro il bene comune (precauzione che il credo puramente liberale non contempla in nome di una visione della persona radicalmente individualista). Ricordo, per inciso, a quei cattolici sedotti dal verbo tremontiano, che sulla libertà d’impresa e la proprietà privata la Dottrina Sociale della Chiesa è più restrittiva della Costituzione. In ultima analisi a me pare che la Costituzione non possa essere oggetto di battute estemporanee e propositi di revisione apparentemente innocui quando invece hanno la forza di stravolgerne la fisionomia più profonda. La nostra Costituzione è tutta innervata da una ben precisa filosofia politica che rifugge in egual misura sia i principi del liberalismo puro, sia i principi di derivazione socialista in senso stretto, proprio perché entrambi hanno dimostrato i loro limiti teorici e i fallimenti storici. La Repubblica italiana ha il pregio di fondarsi su principi che non sono quelli dello Stato liberale tout-court, dove il compito è quello puramente “negativo” di tutelare le libertà individuali. Troviamo, invece, che le istituzioni dello Stato e il popolo nelle sue articolazioni sociali hanno anche il compito “positivo” di promuovere una maggiore giustizia sociale, rimuovendo gli ostacoli presenti nella realtà (come recita l’art.3) in favore di coloro che sono economicamente e socialmente più deboli, perché solo attraverso il perseguimento del principio, non solo formale ma anche sostanziale, dell’eguaglianza di tutti i cittadini, la libertà di ciascuno può essere realmente garantita. Questo il guadagno più saldo e lungimirante che la Costituzione ci ha procurato per oltre sessant’anni, non perdiamolo adesso per inseguire soluzioni estemporanee che potrebbero portarci ad acuire gravemente le disuguaglianze sociali, rafforzare le caste incentrate sui privilegi e perdere il senso della libertà che vive della salvaguardia della dignità umana di ciascuno. Giovanni Ghiani (Pordenone)
generic image Alberto Colombelli
15/06/2010
Caro Augusto, sono assolutamente d'accordo con la tua posizione. Penso che l'iniziativa sia molto semplicemente da includere in quelle della serie "un'altra idea geniale del Ministro dell'Economia"...dopo la Social Card, l'art. 41. Nella politica "degli annunci" (altro che "del fare") bisogna inventarne uno al giorno: così Tremonti si è inventato pure questo: "bisogna cambiare anche l'art. 41 della Costituzione per permettere ai giovani (a cui questo governo è molto attento...sich...) di aprire nuove imprese". Sinceramente non si capisce perchè sia necessario cambiarlo, se non per i soliti motivi di propoganda. L'articolo 41 della Costituzione infatti già dice che «l'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale, recar danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Quindi, se lo si vuole cambiare, l'obiettivo non deve essere la libera iniziativa economica privata (già c'è), ma bensì la sua realizzazione con meno sicurezza, meno libertà, meno dignità umana... ...ma forse anche questo nell'Italia di oggi è troppo difficile da capire... Grazie, un caro saluto e a presto. Alberto Colombelli
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