Elezioni in Molise, dove l’alternanza è una chimera.

Tra astensione, protesta e frammentazione pagano i grandi partiti

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L’alternanza in Molise? Si prega di riprovare. Se c’è un luogo, fisico e politico, dove la regola dell’alternanza è stata raramente applicata, questo è il Molise. Il candidato del centro-destra Michele Iorio ha vinto per la terza volta le elezioni regionali . Se aggiungiamo che, complessivamente, è la quarta volta che si candida alla presidenza della Regione, si comprende come la regola dell’alternanza - per una democrazia “sana” necessaria come l’aria agli esseri umani - sia lontana dall’essere applicata, e che il ricambio della classe dirigente sia un optional

La novità del 2011 è che Iorio ha vinto le elezioni di stretta misura. Anzi, ha rischiato di perderle, nonostante l’indubbia abilità e la potenza di fuoco delle liste che lo sostenevano.

È vero che i politologi parlano di cost of ruling, cioè dello svantaggio derivante dall’aver governato e dall’aver assunto, presumibilmente, decisioni di cui qualcuno, in fondo, deve pur restare scontento. Ed è ancora più vero che il cost of ruling è un fardello tanto più pesante in periodi di profonda crisi economica e di incertezza sul futuro. Ed è anche verissimo che la zavorra più pesante, che Iorio ha cercato di scaricare, riuscendoci solo in parte, si chiama Silvio Berlusconi. Il quale non a caso non è stato invitato in campagna elettorale (nel 2006 era di casa, e nel 2008 optò per il Molise quale collegio di elezione), ed il suo nome è stato finanche cancellato dal simbolo ufficiale della lista.
Certo, ci sono le questioni interne al centro-destra molisano, mai del tutto risolte, rivalità tra primedonne mai accantonate, a spiegare almeno in parte quel voto disgiunto che è stata un po’ il leitmotiv delle elezioni. Ma in definitiva, sono soltanto poco più di millecinquecento i voti di vantaggio sul candidato del centro-sinistra, Paolo Di Laura Frattura. Anche lui proveniente dal centro-destra, riconvertito negli ultimi mesi attraverso un percorso chiaro e coraggioso: dopo il cambio di squadra ha accettato l’esame delle primarie, che ha poi vinto, convincendo in seguito molti scettici, collocati soprattutto a sinistra. Al termine di una campagna elettorale sobria ma condotta all’attacco, contro la quasi totalità dei mezzi di informazione locali, Frattura ha sfiorato una clamorosa vittoria che ai più, all’inizio, sembrava se non impossibile altamente improbabile.

Un po’ di numeri aiutano a inquadrare la questione. Per prima cosa, la consistenza del corpo elettorale: il voto ha coinvolto circa duecentomila elettori (198.494), per una percentuale di votanti pari al 59,8%, peraltro in costante calo nel tempo come evidenzia la tabella qui sotto.

Molise. La partecipazione elettorale alle elezioni regionali nel tempo
 
 

1970 80.2%
1975 84.3%
1980 75.4%
1985 76.9%
1990 76.7%
1995 72.2%
2000 67.3%
2001 65.2%
2006 65.1%
2011 59.8%


 I risultati, già analizzati dall’Istituto Cattaneo, parlano di un presidente uscente, Michele Iorio, alla testa di una compagine di centro-destra che include l’Udc e parte di Fli, che ha ricevuto 89.142 voti pari al 46,9%: solo 1.505 voti in più del candidato del centro-sinistra, fermo a 87.737 voti pari al 46,2%. Un testa a testa simile si verificò nelle elezioni regionali del 2000 quando i voti di scarto, a favore però del centro-sinistra, furono 930. Nelle successive elezioni anticipate del 2001, Iorio vinse con larghissimo margine sul candidato del centro-sinistra Giovanni Di Stasi (+32.921 voti) e anche nel 2006 il candidato del centro-sinistra Roberto Ruta è stato sconfitto nettamente (+17.142 i voti a favore di Iorio).

Le sorprese arrivano però soprattutto dall’esame dei risultati conseguiti dalle liste proporzionali: quelle di centro-destra, che sostenevano Iorio, hanno totalizzato 101.360 voti, pari al 56,4% (vale a dire che il presidente ha raccolto 12.218 voti e il 9,4% in meno rispetto alle sue liste). Le liste di centro-sinistra hanno ricevuto 72.803 voti, pari al 40,5% (il candidato presidente ha totalizzato 14.837 voti in più pari al +5,6% rispetto alle sue liste).

In altre parole, nel primo caso, il candidato presidente ha penalizzato fortemente la compagine, nel secondo è stato un vero e proprio traino, grazie anche alla possibilità concessa dalla legge di applicare il cosiddetto voto disgiunto, su cui peraltro Frattura ha espressamente puntato, ricordando agli elettori questa opzione più volte durante la campagna elettorale.

Una delle novità delle elezioni molisane è la presenza e l’ottima performance del Movimento 5 Stelle il cui candidato presidente, Antonio Federico, ha totalizzato 10.650 voti, pari al 5,6%. Soltanto la non brillante prestazione nella parte proporzionale (4.083 voti pari al 2,3%) ha impedito al M5s di eleggere un rappresentante in Consiglio regionale. Il voto molisano indica dunque che il movimento di Grillo – cui molti nel centro-sinistra imputano il motivo della sconfitta di Frattura – fa breccia anche al Sud, in una zona geografica dove non aveva finora brillato, in linea invece con gli exploit in regioni del nord (Piemonte e Emilia-Romagna su tutte).

Alle elezioni molisane era presente, infine, il candidato de La Destra, Giovancarmine Mancini, che ha totalizzato 2.458 voti pari all’1,3%. Chi sperava che La Destra potesse bilanciare l’effetto Grillo (che potesse cioè sottrarre al centro-destra gli stessi voti che ipoteticamente il M5s ha sottratto al centro-sinistra) è rimasto piuttosto deluso.
Così come è rimasto deluso chi voleva scorgere nel voto molisano un test nazionale su Berlusconi e il governo: il caso Molise, per i numeri citati, semplicemente non può assumere la valenza di una prova nazionale. Ha però, insolitamente, attirato l’attenzione generale, per diversi motivi.

I leader nazionali hanno naturalmente osservato le performance dei loro partiti. Benché molti tra quelli di centro-destra abbiano intravisto una timida inversione di tendenza (e, in effetti, dalle analisi del Cattaneo emerge come il centro-destra nel complesso guadagni voti), i vertici del Pdl non possono certo essere soddisfatti posto che il partito ha perso quasi ventiquattromila voti rispetto alle regionali del 2006 e oltre trentottomila rispetto alle politiche del 2008. Certo, ci sono le civiche di centro-destra, ma siamo di fronte a una vera emorragia. Né possono essere contenti i vertici del Pd, che lascia per strada oltre il sessanta per cento dei propri voti rispetto alle scorse regionali, e quasi la metà nei confronti delle politiche del 2008. Tantomeno può gioire nel “suo” Molise Antonio Di Pietro, che adesso ha un referente diretto in consiglio regionale (il figlio Cristiano), ma deve farei i conti, oltre che con i malumori della base, con le cifre impietose riportate dall’analisi del Cattaneo: il confronto con le politiche del 2008 è terrificante: meno 70% di voti. Effetto Di Pietro nel 2008, certo, ma non c’è da stare allegri. Chi guadagna nel centro-sinistra è invece l’area della cosiddetta sinistra estrema o radicale.
Infine, tra i motivi di interesse delle regionali molisane, le alleanze difformi rispetto allo scenario parlamentare (l’Udc nel Molise è con il centro-destra, Fli si è spaccata e, di fatto, non era presente, l’Api era nel centro-sinistra) e il debutto della formazione politica di Miccichè, Grande Sud che, nelle intenzioni del fondatore, vorrebbe essere una sorta di Lega meridionale. In effetti, l’area di centro in Molise risulta piuttosto consistente (oltre il 23% dei voti, sommando Adc, Udc, Udeur e Alternativa, una costola del Pd dove erano presenti alcuni esponenti di Fli e dell’Api), ma i sogni di terzo polo si sono infranti di fronte alla voglia dell’Udc molisano di non rompere con il centro-destra locale. Tuttavia, a conti fatti, la novità principale delle regionali del 2011ha il volto tragicamente comico (per citare Giuseppe Tabasso, un autorevole giornalista molisano) di Beppe Grillo.

[1] Il Molise ha votato in “solitudine” perché le elezioni del 16 aprile 2000, vinte per soli 930 voti dal centro sinistra capeggiato da Giovanni Di Stasi, furono annullate dal Tar Molise poco meno di un anno dopo, il primo marzo 2001 (sentenza 58/2001). I motivi del ricorso, presentato da alcuni elettori e dallo stesso candidato presidente del centro destra, sconfitto di stretta misura, Michele Iorio, risiedevano nell’irregolarità nella presentazione di alcune liste provinciali (Verdi, Sdi e Pdci in provincia di Campobasso e Udeur in provincia di Isernia). Dopo la conferma dell’annullamento delle elezioni da parte del Consiglio di Stato (5 Giugno 2011), il Molise ha votato nuovamente l’11 novembre 2001. 

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