A Bertinoro, età media 25 anni, partiti di riferimento: PD, IdV e Sel, i partecipanti hanno parlato di religione, multiculturalismo e di come governare questi fenomeni. I ragazzi ne hanno approfittato per ragionare dell’essenza stessa della democrazia occidentale cioè l’equilibrio - delicato- tra diritti (personali e collettivi) e consenso.
Gli esempi con cui i partecipanti si sono confrontati sono quelli degli altri paesi europei e occidentali, nella convinzione che non si possono importare i modelli, ma si può ragionare su di essi nella piena consapevolezza che i fenomeni vanno governati e non subiti e che l’approccio italiano al multiculturalismo finora non ha dato risultati all’altezza delle aspettative.
È cercando di ragionare sui diritti che i partecipanti di uno dei tavoli finali di Bertinoro, ha dibattuto sulle unioni di fatto e soprattutto sui matrimoni omosessuali. Riconoscere non vuol dire cedere a tutte le sollecitazioni della società civile “senza condizioni” e non svolgere da un lato una valutazione di quali siano i diritti in discussione e dall’altro cercando di creare il necessario consenso attorno a provvedimenti che non avrebbero impatto zero sui costumi e sulle sensibilità italiane. E’ stato fatto cercando di capire cosa sia più importante, se ad esempio conti di più la definizione matrimonio o quanto esso comporti, o quali siano le criticità (il diritto di adozione per le coppie, diritto che però si “scontra” con un altro vale a dire il diritto del bambino ad una genitorialità duale). I partecipanti hanno raggiunto una sintesi a maggioranza, ma cercando sempre il consenso più ampio e ipotizzando tutte le obiezioni e le sensibilità che si potrebbero addurre, comprese quelle espresse - ad esempio - dalla Chiesa Cattolica.
Nel corso del dibattito è stato raggiunto un consenso unanime sulla necessità di stabilire “Unioni civili” per cittadini omosessuali, che diano tutti i diritti ed i doveri di una coppia sposata fatto salvo la possibilità di adottare sulla quale non è stata raggiunta la stessa unanimità. Con la stessa logica della ricerca del consenso più ampio possibile, si è considerato importante semplificare le norme sul divorzio (abbreviandone l’iter), almeno nei casi in cui non siano coinvolti figli minori. Contemporaneamente ci si è interrogati sulla reale utilità di leggi come quelle per i PACS o i DICO per le coppie eterosessuali data la possibilità (e la reversibilità!) del matrimonio civile. È stato fatto tenendo conto anche della sensibilità del mondo cattolico, che li giudica un provvedimento “reo” di assegnare diritti senza i reciproci doveri.
Se si considera che la ratio che mosse il legislatore nei suoi primi tentativi di legiferare su questa materia era primariamente di tutelare le coppie che non potevano accedere “naturalmente” al matrimonio civile, le modifiche proposte coprono tutte le necessità.
La valutazione definitiva è che spazi di confronto aperti a tutto il centrosinistra siano, specie in questa fase, essenziali per immaginare un futuro per il campo progressista che ancora stenta a trovare una sensibilità comune e tematiche condivise.