Un leader forte. Come - forse - nessuno mai nell’Italia repubblicana. Ma alla guida di un governo la cui efficacia non rispecchia questa forza. E per di più con livelli di popolarità che calano. Piuttosto vistosamente, anche. Contraddizioni solo apparenti quelle che segnano il percorso degli esecutivi guidati da Silvio Berlusconi, fotografate tra l’altro dal rapporto sul Governo prodotto dai ricercatori del Circap-Università di Siena, pubblicato nelle scorse settimane.
Si tratta di uno studio sull’attività del governo in carica, basato su dati, elaborati secondo criteri scientifici: obiettivo, conoscere meglio la funzionalità di una istituzione che, negli ultimi anni ha significativamente accresciuto la sua centralità nel sistema politico italiano. I principali risultati dello studio – piuttosto complesso - sono così sintetizzabili: Berlusconi batte i record di presenza al governo; nella seconda repubblica nessun altro leader politico è finora riuscito a combinare capacità di vittoria elettorale da un lato e di guida incontrastata della propria parte politica dall’altro. Alla base c’è sicuramente - in primo luogo - il suo partito - Forza Italia prima, il Popolo della Libertà ora - ed il rapporto che il leader ha con esso, oltre al rapporto privilegiato con la Lega.
A questo proposito il centro-sinistra non è riuscito in questi sedici anni ad esprimere nulla di paragonabile: Prodi ha mostrato capacità di vittoria elettorale, ma non di guida durevole della propria compagine politica. Tuttavia, come mostrano i dati del rapporto Circap, la innegabile forza politica di Berlusconi (e la sua insostituibilità nel proprio schieramento politico) si riflette solo parzialmente nell’efficacia dell’azione di governo. A ben vedere non si tratta di una grossa novità: non è un caso se Berlusconi non sia riuscito sino ad ora ad essere confermato dagli elettori dopo una prova di governo. Ma cosa dice – più in dettaglio - il rapporto del Circap? Il governo, compatto nel numero, stabile nel tempo e dominato dal partito del premier, presenta però un tasso di conflittualità elevato, indice di tensioni esistenti all’interno del governo.
La leadership berlusconiana tiene a bada la conflittualità, ma con qualche affanno. La mancanza di cambiamenti significativi nella composizione del governo nell’arco dei due anni se da un lato è segno di stabilità, dall’altro potrebbe rivelare le difficoltà del leader di modificare gli equilibri faticosamente raggiunti; il quadro che emerge dall’azione legislativa e parlamentare - poi - rivela da un lato la indubbia capacità di garantirsi il via libera parlamentare della stragrande maggioranza dei provvedimenti legislativi decisi dal governo, dall’altro lato che il ricorso sempre maggiore a strumenti per forzare l’iter parlamentare (decreti legge e voti di fiducia) impone un prezzo da pagare.
La decisione dall’alto, che caratterizza una leadership molto personalizzata, probabilmente coinvolge e motiva poco i gruppi parlamentari e quindi il rischio di assenza/defezione rimane forte, specie quando l’opposizione riesce ad essere compatta (cosa che, francamente, succede piuttosto raramente); il programma di governo ha rappresentato un punto di riferimento sia simbolico (il patto con gli elettori la cui firma avviene in Tv) che pratico (le decisioni concordate vincolano tutta la maggioranza) dell’azione governativa. Tuttavia alcuni obiettivi importanti del programma hanno dovuto essere ridimensionati o rinviati e quanto viene deciso trasmette un’immagine quantomeno parziale degli obiettivi del governo. Si fa abbastanza per la giustizia e per la stabilità di bilancio, molto meno in altri settori (come il rilancio del SUD o il sostegno alle famiglie): questo naturalmente è dovuto ai vincoli imposti alla crisi economica mondiale, ma solo in parte.
A conferma di queste difficoltà ci sono i cali dei livelli della popolarità del governo: le cifre sono in discesa sia con riferimento al dato del Premier che a quello del Governo nel complesso; queste, pur sensibilmente più elevate rispetto ai governi passati e ai governi e ai premier dei maggiori paesi europei, evidenziano qualche difficoltà anche nel rapporto con l’opinione pubblica, finora abbastanza consolidato. Per questo i prossimi due anni (considerando che il quinto anno della legislatura sarà verosimilmente tutto dedicato dalla campagna elettorale) saranno decisivi per valutare l’azione di governo in generale e la sua capacità di realizzare il programma. I problemi interni al PdL che stanno emergendo in questa fase, soprattutto con la fronda di Fini, segnalano che non solo la capacità di governo di Berlusconi sarà messa alla prova (vedi, tra l’altro, la vicenda Scajola, uno dei Ministri più popolari tra i cittadini), ma che per la prima volta anche la sua capacità di guida del partito principale della maggioranza subirà una verifica. Forse necessaria.
Il rapporto completo è pubblicato all’indirizzo:
http://www.gips.unisi.it/circap/events/on-line-il-rapporto-sul-governo-2010
|
Popolarità del governo
|
|
|
%
|
|
Favore al Governo registrato all’inizio del mandato (Maggio 08)
|
56,1
|
|
Favore al Governo registrato prima delle elezioni regionali (Aprile 10)
|
38,4
|
|
Fiducia nei confronti del Presidente del Consiglio (Maggio 08)
|
53,0
|
|
Fiducia nei confronti del Presidente del Consiglio (Aprile 10)
|
44,0
|
|
Ministro con maggiore fiducia da parte dell’opinione pubblica (Aprile 10)
|
Maroni
|
|
Ministro con minore fiducia da parte dell’opinione pubblica (Aprile 10)
|
Prestigiacomo
|
|
|
|
|
Fonte: Circap, V Rapporto sul Governo Italiano (Maggio 2010)
|
|